Efficientamento energetico di una casa esistente con una pompa di calore elettrica: dati reali, risultati misurabili

Negli ultimi anni il tema dell’efficientamento energetico degli edifici esistenti è diventato centrale nella strategia energetica italiana. La crescente instabilità dei costi dell’energia, l’introduzione di normative sempre più stringenti e la necessità di ridurre le emissioni hanno spinto imprese, professionisti e famiglie a ricercare soluzioni concrete e affidabili. Tra queste, le pompe di calore elettriche rappresentano oggi uno degli strumenti più efficaci per trasformare un edificio energivoro in un sistema performante e sostenibile.
Tuttavia, per ottenere risultati reali servono analisi tecniche, dati misurabili e progettazioni mirate. L’esperienza di Pelizzola Be Electric dimostra che anche edifici datati, caratterizzati da impianti obsoleti e dispersioni significative, possono essere efficientati senza interventi invasivi sull’involucro o sui terminali di emissione.
Superare i luoghi comuni: l’efficienza non dipende dall’età dell’edificio
Molti credono che una pompa di calore possa funzionare solo in edifici nuovi, con isolamento perfetto e impianti completamente sostituiti. In realtà, gli interventi affrontati negli ultimi anni mostrano esattamente il contrario: l’efficientamento è possibile anche in contesti architettonici complessi, purché si parta da un approccio tecnico e non ideologico.
Un caso emblematico è l’intervento condotto in un edificio degli anni ’70: radiatori in ghisa, scarso isolamento, centrale termica a gas con consumi elevati. Il cliente richiedeva tre condizioni imprescindibili:
- riduzione dei consumi;
- mantenimento del comfort;
- nessun cantiere invasivo sull’edificio.
Tre richieste che chi lavora nel settore conosce bene: efficienza, comfort e rispetto del contesto edilizio.
Prima fase: ridurre i consumi energetici prima di sostituire la tecnologia
L’errore più comune è pensare che l’efficientamento coincida con l’installazione di una macchina più potente. L’approccio adottato da Pelizzola parte invece da una logica completamente diversa: ottimizzare il fabbisogno prima di ottimizzare la produzione.
Le attività preliminari hanno incluso:
- analisi puntuale delle dispersioni termiche;
- revisione della regolazione climatica;
- ricalibrazione della curva climatica in base ai reali fabbisogni;
- monitoraggio continuativo delle condizioni operative;
- simulazione di scenari invernali reali.
Solo dopo queste verifiche è stata individuata la tecnologia più adatta: una pompa di calore ad alta temperatura Daikin Altherma 3H HT, progettata per garantire stabilità, efficienza e piena compatibilità con i radiatori esistenti.
Nessuna sostituzione dei terminali. Nessuna modifica strutturale. Nessun intervento invasivo. È stato cambiato il modo in cui l’impianto usa l’energia, non l’identità dell’edificio.
I risultati dopo un anno: efficienza misurata, non presunta
L’intervento è stato monitorato per dodici mesi, in condizioni reali e senza modificare l’abitudine degli utenti. I risultati parlano da soli:
- -48% di energia primaria;
- -35% di consumo annuo rispetto alla caldaia a gas;
- -62% di emissioni di CO₂;
- +22% di stabilità e uniformità delle temperature indoor;
- nessun fermo impianto o criticità;
- nessuna necessità di rimodifiche;
- -38% di costo annuale per appartamento.
Dati che confermano come una pompa di calore elettrica, se progettata correttamente, può operare con efficienza anche in edifici non isolati e con terminali ad alta inerzia.
La transizione energetica è già in atto: servono competenza e misurazioni
Gli utenti non hanno percepito “una nuova tecnologia”, ma un edificio che consumava meno e offriva più comfort. Questo è il cuore della transizione: non sostituire per moda, non seguire slogan, ma applicare soluzioni tecniche in modo intelligente, rispettando la storia dell’edificio e le esigenze di chi lo vive.
La pompa di calore non è il punto d’arrivo, ma il mezzo con cui trasformare consumi in efficienza, abbattere l’uso di gas e contribuire alla decarbonizzazione del patrimonio edilizio italiano. Non sta aspettando il futuro: lo sta già costruendo, un edificio alla volta.














